Il fantasma dell’inflazione futura

Guardando i principali notiziari di economia sento ormai parlare per la maggiore di inflazione nei prossimi anni (vedere il post Inflazione o deflazione). Ogni giornalista e ogni analista continua a ripetere che si sta stampando talmente tanto denaro da riempire il deposito di zio Paperone e che questo porterà ad una fiammata inflazionistica nei prossimi anni.

0011_Zio paperone

Come ormai avrete visto diffido della maggior parte degli analisti e seguo i loro suggerimenti… facendo esattamente l’opposto di quanto dicono.

Guardiamo quindi alcuni numeri.

L’inflazione dipende da un aumento della quantità di moneta in circolazione superiore rispetto all’aumento del PIL.

Attenzione: aumento della moneta in circolazione (M3) non aumento della quantità di moneta stampata (M1).

Questo significa che se le banche centrali emettono moneta (M1) ma il sistema finanziario è paralizzato e non la utilizza (M3) non si genera inflazione. È quello che è successo durante la crisi del  Giappone degli anni ’90.

Prendiamo quindi il grafico, per l’area UE, della quantità di moneta stampata e della quantità di moneta in circolazione.

Di sotto il grafico della quantità di moneta stampata totale nella zona euro (i dati sono in mln € l’ammontare totale era quindi di 4.134.918.000.000 € a marzo 2009) da gennaio 2003 a marzo 2009.

0011_Moneta stampata

E la quantità di moneta in circolazione totale nella zona euro (i dati sono in mln € l’ammontare totale era quindi di 8.995.486.000.000 € a marzo 2009) da gennaio 2003 a marzo 2009

0011_Moneta in circolazione

Come si vede, l’aumento della quantità di moneta stampata c’è stato ma si è rivelato tutto sommato nella norma.

Per quanto riguarda la quantità di moneta in circolazione, durante la crisi abbiamo assistito ad una brusca riduzione dell’aumento, soprattutto a causa della riduzione della leva finanziaria delle banche (vedere il post Gli utili delle banche torneranno ai livelli pre crisi, dice Babbo Natale) che le ha portate a ridurre i prestiti creando il cosiddetto “credit crunch” nonostante tutte le smentite del caso.

Negli USA la situazione è diversa, la quantità di moneta stampata è stata molto più alta ma l’euro e il dollaro hanno tassi di cambio variabili quindi, se ci sarà inflazione negli USA, vedremo il dollaro deprezzarsi rispetto all’euro.

Ci sono parecchie variabili monetarie (i tassi di interesse delle banche centrali), fiscali (la spesa dei governi) ed economiche (la velocità e la forza della ripresa) che influiranno sull’inflazione e che rendono difficile prevedere come evolverà l’inflazione futura.

Per ora, non si vede inflazione nei prossimi anni anche se occorre restare molto molto attenti.

Alessandro Rossi

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