Il BRIC non salverà il mondo
Orami si “festeggia” il primo anniversario dal fallimento di Lehman Brothers, uno degli eventi più significativi della crisi finanziaria del 2008.
Dopo un anno la finanza mondiale sembra aver scampato il rischio di un collasso sistemico ma le aspettative sulla ripresa non sono rosee, né per quanto riguarda la velocità della ripresa né per quanto riguarda i rischi di un ritorno della recessione (ne ho parlato in un post da poco pubblicato Francia e Germania escono dalla recessione nel II trimestre 09)
Di fronte ad un mondo in crisi restano 4 paesi che ancora hanno tassi di sviluppo positivi e relativamente elevati: il BRIC.

Dopo una breve ricerca ho visto che il termine BRIC è nato nel 2001 quando in un rapporto della banca di affari Goldman Sachs sono stati accomunati 4 paesi (Brasile, Russia, India e Cina) caratterizzati da popolazione elevata, abbondanti risorse naturali e forti tassi di crescita. Lo stesso rapporto prevedeva che nel 2050 queste 4 economie avrebbero raggiunto, grazie alla forte crescita, dimensioni comparabili alle economie occidentali.

Alla base delle aspettative sui BRIC è situata la “teoria della convergenza”. Secondo la teoria della convergenza, un paese sottosviluppato che si dota di tecnologie e istituzioni di un paese avanzato tende ad avere una crescita maggiore del paese sviluppato fino a raggiungere lo stesso livello di ricchezza. È quello che è successo tra il 1870 e il 1980 in Giappone, un paese povero che ha avuto una crescita spettacolare sino a portarlo tra i paesi maggiormente sviluppati del mondo.
Ora si pone un interrogativo: saranno i paesi emergenti a guidare la ripresa?
Sono scettico su un possibile ruolo di “locomotiva” dell’economia mondiale da parte dei paesi emergenti e questo per una serie di ragioni:
- Dimensioni: le economie dei paesi BRIC hanno sperimentato una forte crescita ma sono ancora di dimensioni ridotte se paragonate con i paesi occidentali. Il grafico sotto paragona il PIL 2007 dei principali paesi sviluppati con quello di Cina, Russia, Brasile e India

E’ lampante la differenza che ancora separa le economie BRIC (Cina, Brasile, Russia e India) dalle economie sviluppate (USA, UE, Giappone, UK e Canada).
- Omogeneità: il BRIC è un concetto giornalistico ma nella realtà comprende paesi molto diversi tra di loro.
Il Brasile è un paese ricco di materie prime agricole che sta assistendo ad uno sviluppo interno basato sul settore manifatturiero e sul proprio mercato interno.
La Russia è un paese ricco di materie prime (petrolio e metalli) con gravi problemi di corruzione nella pubblica amministrazione che trae la propria ricchezza principalmente dalla massiccia esportazione di greggio.
L’India è un paese con un basso reddito pro – capite che sta crescendo a ritmi medio – alti grazie al mercato interno, alla delocalizzazione di servizi e all’elevato numero di laureati in materie tecnico scientifiche.
La Cina è un paese a medio – basso reddito pro – capite che ha conosciuto uno spettacolare sviluppo trainato dall’export di prodotti manifatturieri ad alto contenuto di manodopera e dai forti investimenti (il tasso di risparmio della Cina è tra i più alti al mondo)
- Commercio internazionale: gli USA negli anni ’90 hanno avuto forti deficit commerciali consentendo al resto del mondo (soprattutto ai paesi emergenti) un enorme mercato su cui esportare prodotti. La crisi del 2008 ridurrà il deficit commerciale USA dato l’aumento del risparmio a scapito dei consumi
Per quanto riguarda gli investimenti azionari nei paesi BRIC scriverò un post prossimamente visto che ci sono diversi elementi poco conosciuti. Per quanto riguarda l’aspetto economico, penso molto difficile vedere uno scenario “scollegato” in cui si assista ad una crisi economica nei paesi sviluppati ed un elevato livello di crescita nei paesi emergenti.
La crescita dei paesi emergenti sarà probabilmente superiore per molto tempo a quella dei paesi sviluppati (anche se i ritmi potrebbero rallentare per quanto riguarda la Cina) ma l’andamento economico sarà collegato: crescita per i paesi sviluppati e per i paesi BRIC o crisi per i paesi sviluppati e crescita rallentata per i paesi BRIC.
Alessandro Rossi







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