Uno degli aspetti di questa crisi di cui rimango sempre più colpito riguarda l’informazione, il modo in cui vengono trasmesse le notizie.

Questa crisi non è una crisi economica, è una crisi finanziaria nata da problemi economici non risolti che sono stati ingigantiti da un sistema finanziario che era stato reso fragile dagli anni ’90 nel tentativo di aumentare la redditività delle banche.

La crisi del mercato immobiliare USA, iniziata con il calo dei prezzi delle case nel 2006 avrebbe avuto comunque un effetto nefasto sull’economia però non un tracollo come si è visto se non ci fosse stato un sistema finanziario che ballava sul burrone.

Lo sviluppo dei mercati dei derivati OTC (over the counter, cioè fuori dal controllo delle borse) e la leva finanziaria delle banche hanno creato le condizioni per cui perdite relativamente piccole ma impreviste potessero amplificarsi sino a trasformarsi in crisi sistemiche.

In sostanza, si sono create le condizioni perché un battito di ali di farfalla nel mercato immobiliare si potesse trasformare in un uragano nelle borse e, a seguire, in un tifone sull’economia.

Però torniamo ai CDS, uno degli inneschi della paurosa crisi finanziaria del 2008.

I CDS (credit default SWAP) sono dei contratti tra due investitori che hanno lo scopo di passare il rischio di credito su un particolare debitore.

Il meccanismo di un CDS è complicato, comunque sia si tratta di un’assicurazione sul credito. Un creditore vuole ridurre o annullare il rischio di credito verso un suo debitore e si accorda con una società che gli garantisce il credito. In caso di fallimento del debitore, la società si accollerà gli oneri derivanti dal fallimento e, in cambio di questa assunzione di rischio, il creditore pagherà un premio annuo.

I CDS si sono diffusi rapidamente tra le banche per gestire il rischio di credito sulle aziende di grandi dimensioni permettendo di finanziare operazioni di grandi dimensioni con una sola banca che poi avrebbe condiviso il rischio con altre banche attraverso i CDS.

Di sotto possiamo vedere il grafico dell’ammontare delle coperture assicurative raggiunto dai CDS secondo i dati forniti dalla Banca dei Regolamenti internazionali. Per semplicità, abbiamo confrontato i dati con il PIL USA. I valori sono espressi in miliardi di $

0005_CDS Nozionale

E di sotto ancora il valore dei contratti, sempre confrontato con il PIL USA

0005_CDS valore di mercato

E’ impressionante osservare le dimensioni di questo mercato che, durante il picco raggiunto a dicembre 2007, aveva superato di circa 4 volte il PIL degli USA.

Il contratto di CDS non è né buono né cattivo, è uno strumento. Un CDS può essere utile per trasferire il rischio di credito permettendo di diversificare l’esposizione sugli emittenti di maggiori dimensioni finanziati dalle banche.

Tutti gli strumenti hanno però il lato oscuro, tanto che i CDS e gli altri derivati hanno portato alla famosa frase, poi attribuita a Warren Baffett, che siano

“armi finanziarie di distruzioni di massa”

0005_Bomba atomica

Quali sono i problemi dei CDS?

  • I CDS non sono garantiti e soffrono del rischio di credito del garante. Per essere più semplici, la Banca 1 può comprare un CDS dalla Banca 2 per garantirsi dal fallimento di una grande azienda. Se l’azienda dovesse fallire la Banca 2 coprirà la Banca 1 dalle perdite. Cosa succede però se l’azienda fallisce e anche la Banca 2 fallisce? Semplice, la Banca 1 ha un credito inesigibile verso la Banca 2 che doveva assicurarla contro il fallimento dell’azienda.
  • I CDS non sono necessariamente copertura di rischio. Immaginiamo che uno speculatore immagini che l’Azienda Alfa possa fallire, come può guadagnare soldi? Semplice, si mette a comprare dei CDS sull’Azienda Alfa. Se l’azienda fallirà incasserà l’assicurazione mentre in caso negativo pagherà tutti gli anni un premio.

Le assicurazioni sono però nate per coprire il rischio, non per speculare. Oggi potrebbe verificarsi un paradosso: l’Azienda Alfa ha un debito di 1.000 mln € mentre ci sono 5.000 mln € di CDS a copertura del rischio di credito. Se l’Azienda Alfa fallisse senza rimborsare un centesimo i creditori perderebbero 1.000 mln € ma i rimborsi per CDS ammonterebbero a 5.000 mln €!!!

E non si tratta di dettagli. I CDS hanno in sé un elemento destabilizzante e possono portare a fallimenti a catena amplificando le perdite in caso di fallimento di una società anziché ridurre i danni come succede per le normali assicurazioni.

Il caso di AIG, la più grande assicurazione del mondo messa in ginocchio dalle perdite su CDS e CDO, ci mostra come questa situazione sia drammaticamente pericolosa. Come disinnescare la miccia? La sola risposta è nei regolamenti del mercato. Occorre fare in modo che i contratti siano garantiti dalle borse attraverso la cassa di compensazione con i meccanismi dei margini di garanzia (cercherò di parlarne in uno dei prossimi post) e / o occorre porre limiti alla quantità di CDS negoziabili vietando che l’ammontare dei CDS superi i debiti dell’emittente (come, nelle assicurazioni, è vietato assicurare un bene per un importo superiore al suo valore….).

Ad ogni modo, le possibili soluzioni normative per ridurre i rischi di crisi finanziaria che probabilmente saranno portati avanti dai governi nei prossimi anni, avranno come effetto quello di ridurre la redditività delle banche. Su questo, nei prossimi mesi, troverete un post sul blog

C’era una volta il risparmiatore italiano, che andava in banca a depositare i propri risparmi e solitamente veniva indirizzato su titoli di stato o depositi bancari. Strumenti finanziari semplici e sicuri, quasi noiosi.

Negli anni ottanta, con la nascita dei fondi comuni di investimento, il mercato è cambiato: ogni risparmiatore, anche il più piccolo, aveva la possibilità di affidare parte della propria ricchezza ad un gestore professionista (professionista?) che, essendo un “esperto“, avrebbe ottenuto risultati migliori di lui.

Di sicuro c’è solo la commissione che il gestore incassa dai risparmi versati nel fondo, e le banche, capita le prospettive, si sono gettate nel mercato del risparmio gestito.

Titoli di stato? Depositi bancari? Storie vecchie signora, adesso abbiamo il fondo YYY che le darà risultati strabilianti. Venga  che le spiego…

Il fondo YYY sarà davvero buono? Per la banca che lo vende e che prende delle laute commissioni, certo. Per il risparmiatore dipende, potrebbe aver ricevuto un servizio di assistenza che lo ha indirizzato verso il fondo con il rischio a lui adeguato ma la banca paga i dipendenti per vendere, non per fare consulenza.

cappuccetto rosso_1

Ogni fondo e ogni obbligazione strutturata, in sostanza ogni strumento finanziario che il risparmiatore vede come “complicato” paga commissioni che danno alle banche un forte utile. Maggiore è la complessità e, di solito, maggiori sono le commissioni.

Il risparmiatore non è un esperto di finanza (altrimenti che bisogno avrebbe della banca?) e i dipendenti bancari ricevono le loro informazioni dalla banca stessa, che incassa commissioni dalla vendita degli strumenti finanziari.

La tentazione di vendere gli strumenti finanziari più redditizi ai clienti poco esperti è irresistibile, ed ecco che i portafogli degli italiani si riempiono di

Obbligazioni Cirio                    nel 2002

Titoli di stato argentini             nel 2001

Obbligazioni Parmalat              nel 2003

e

Azioni Hi Tech                         nel 2001

Azioni di banche                      nel 2007

Oltre ai fondi in cui i “gestori professionisti” investono su questi strumenti finanziari.

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Ad un certo punto il nostro risparmiatore che aveva investito 100 Euro nel 2007 va in banca a chiedere quanto abbia reso il suo investimento.

Se avesse messo i suoi soldi in titoli di stato (noioso, no?), ora avrebbe guadagnato qualche misero punto percentuale e si troverebbe con 105, 106 o 107 Euro.

Ma il nostro risparmiatore si è affidato ad un esperto gestore, un luminare della finanza indicatogli dalla sua banca di fiducia, che ha investito i suoi risparmi sul mercato azionario americano.

Tutto contento va in banca e scopre che… Il suo conto ammonta a ben 50 Euro.

Per 2 anni ha rischiato, affidato i risparmi ad un esperto e ha ottenuto solo una bella perdita!

La morale di questa favola è che:

1) Non esistono metodi facili per guadagnare denaro (spero non avervi deluso). Per avere alti guadagni bisogna correre alti rischi

2) I rendimenti sono bassi, soprattutto in questo periodo, quindi occorre pagare le commissioni più basse possibili (mai sentito parlare di ETF, o di acquisto diretto di obbligazioni e di titoli di stato senza utilizzare i fondi comuni?).

3) Volendo evitare di ripetere le esperienze dei risparmiatori degli ultimi vent’anni occorrerà informarsi da fonti indipendenti, non influenzate dagli interessi legati alla vendita di determinati strumenti finanziari.

EconomyPress International si propone di essere essere una di queste fonti.


Per molti sarà una sorpresa, ma non per chi lo conosce. Il ragazzo è tosto, molto tosto, e ragiona molto bene.

Per quanto sia giovane, opera come analista di mercato specializzato nei mercati finanziari elaborando informazioni per conto dei suoi clienti già da diversi anni.

Ed è lui che si è accorto di quanto, in particolare nel nostro paese, le informazioni finanziarie che arrivano all’utente finale da parte di broker, banche e istituzioni siano viziate da interessi di parte, complicate da inutili tecnicismi che ne rendono difficile la comprensione e, soprattutto, di quanto il costo altissimo ne limiti la diffusione.

Ciascun operatore finanziario tenta di vendere quello che genera il maggior profitto per lui, quindi darà un peso maggiore proprio a quei prodotti finanziari li (con i risultati che tutti conosciamo).

Il vantaggio è che gli analisti di mercato non hanno interesse a vendere ai piccoli risparmiatori perché il margine di utile è troppo ridotto rispetto ai costi organizzativi. Questo garantisce l’imparzialità delle informazioni economiche di Economy Press International, visto che l’

unico utile viene dagli abbonamenti, e che Pharum s.r.l. non ha alcsuna dipendenza economica da nessuno se non dai suoii abbonati.

Ed ecco l’idea: creare una fonte di notizie finanziarie indipendenti, facili da capire e soprattutto a basso costo, anche per chi non è un professionista della finanza.

Pensata la cosa, il nostro ne ha parlato con il suo socio, Andrea Cagnolati, e hanno quindi deciso di creare una società ad hoc, Pharum s.r.l.

Dagli studi di mercato è apparso poi evidente che la struttura più adatta a supportare un’attività di produzione di notizie era quella di una agenzia stampa finanziaria, ed ecco EconomyPress International.

Bene, cari amici, ve ne presento l’ideatore:

Alessandro Rossi

Alessandro Rossi

Cari amici, benvenuti a bordo!

Oggi parte il servizio EconomyPress International, agenzia stampa finanziaria di Pharum s.r.l.

In home page potrete trovare ogni giorno le news dai mercati finanziari e potrete abbonarvi gratuitamente come bettester alle nostre newsletter finanziarie.

Per abbonarsi è necessario compilare un questionario che ci permetterà, grazie alle vostre risposte, di meglio calibrare il servizio. Poi dovrete inserire i vostri dati personali nel modulo di abbonamento, e finalmete riceverete ogni venerdì le newsletter che avrete scelto nella vostra casella di posta. Tutto qui!

Potrete anche scaricare il nostro primo e-book CAPIRE LA FINAZA in omaggio.

Il servizio parte in forma ridotta, ma progressivamente verrà esteso con altre newsletter, fino a raggiungere la piena maturità quando cesserà la fare di beta test, il 1 settembre 2009.

In quella data, i nostri betatester che avranno deciso di rinnovare l’abbonamento e pagare per esso, potranno farlo con lo sconto del 50% del valore nominale.

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