Cappuccetto Rosso e la banca cattiva

C’era una volta il risparmiatore italiano, che andava in banca a depositare i propri risparmi e solitamente veniva indirizzato su titoli di stato o depositi bancari. Strumenti finanziari semplici e sicuri, quasi noiosi.

Negli anni ottanta, con la nascita dei fondi comuni di investimento, il mercato è cambiato: ogni risparmiatore, anche il più piccolo, aveva la possibilità di affidare parte della propria ricchezza ad un gestore professionista (professionista?) che, essendo un “esperto“, avrebbe ottenuto risultati migliori di lui.

Di sicuro c’è solo la commissione che il gestore incassa dai risparmi versati nel fondo, e le banche, capita le prospettive, si sono gettate nel mercato del risparmio gestito.

Titoli di stato? Depositi bancari? Storie vecchie signora, adesso abbiamo il fondo YYY che le darà risultati strabilianti. Venga  che le spiego…

Il fondo YYY sarà davvero buono? Per la banca che lo vende e che prende delle laute commissioni, certo. Per il risparmiatore dipende, potrebbe aver ricevuto un servizio di assistenza che lo ha indirizzato verso il fondo con il rischio a lui adeguato ma la banca paga i dipendenti per vendere, non per fare consulenza.

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Ogni fondo e ogni obbligazione strutturata, in sostanza ogni strumento finanziario che il risparmiatore vede come “complicato” paga commissioni che danno alle banche un forte utile. Maggiore è la complessità e, di solito, maggiori sono le commissioni.

Il risparmiatore non è un esperto di finanza (altrimenti che bisogno avrebbe della banca?) e i dipendenti bancari ricevono le loro informazioni dalla banca stessa, che incassa commissioni dalla vendita degli strumenti finanziari.

La tentazione di vendere gli strumenti finanziari più redditizi ai clienti poco esperti è irresistibile, ed ecco che i portafogli degli italiani si riempiono di

Obbligazioni Cirio                    nel 2002

Titoli di stato argentini             nel 2001

Obbligazioni Parmalat              nel 2003

e

Azioni Hi Tech                         nel 2001

Azioni di banche                      nel 2007

Oltre ai fondi in cui i “gestori professionisti” investono su questi strumenti finanziari.

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Ad un certo punto il nostro risparmiatore che aveva investito 100 Euro nel 2007 va in banca a chiedere quanto abbia reso il suo investimento.

Se avesse messo i suoi soldi in titoli di stato (noioso, no?), ora avrebbe guadagnato qualche misero punto percentuale e si troverebbe con 105, 106 o 107 Euro.

Ma il nostro risparmiatore si è affidato ad un esperto gestore, un luminare della finanza indicatogli dalla sua banca di fiducia, che ha investito i suoi risparmi sul mercato azionario americano.

Tutto contento va in banca e scopre che… Il suo conto ammonta a ben 50 Euro.

Per 2 anni ha rischiato, affidato i risparmi ad un esperto e ha ottenuto solo una bella perdita!

La morale di questa favola è che:

1) Non esistono metodi facili per guadagnare denaro (spero non avervi deluso). Per avere alti guadagni bisogna correre alti rischi

2) I rendimenti sono bassi, soprattutto in questo periodo, quindi occorre pagare le commissioni più basse possibili (mai sentito parlare di ETF, o di acquisto diretto di obbligazioni e di titoli di stato senza utilizzare i fondi comuni?).

3) Volendo evitare di ripetere le esperienze dei risparmiatori degli ultimi vent’anni occorrerà informarsi da fonti indipendenti, non influenzate dagli interessi legati alla vendita di determinati strumenti finanziari.

EconomyPress International si propone di essere essere una di queste fonti.

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