Gli utili delle banche torneranno ai livelli pre crisi, dice Babbo Natale
Oggi che la crisi è finita e che gli “esperti” (giornali, televisioni, analisti ecc…) che hanno negata per la prima metà del 2008 quando i mercati sono crollati, per poi diventare pessimisti all’inizio del 2009 quando i mercati hanno avviato un portentoso rimbalzo, sembrano vivere in una convinzione che la crisi sia passata.
Una crisi che ha messo in ginocchio l’economia mondiale e che ha rischiato di distruggere le infrastrutture finanziarie, passata come un’influenza per tornare sulla via della crescita come se nulla fosse stato.
L’elemento che più mi colpisce in questa fede, cieca come quella di un bambino sull’arrivo di Babbo Natale con le renne tutti gli anni, è la convinzione che gli utili delle banche torneranno ai livelli pre crisi.
Dato che le banche hanno un peso non indifferente all’interno di indici come il DJ Eurostoxx 50 o il FTSE MIB la questione è importante per i risparmiatori.
Si, perché negli ultimi 15 anni gli utili delle banche sono stati impressionanti, sino ad arrivare a sentire qualcuno dire che i servizi finanziari hanno rappresentato il 9 % del PIL inglese, ovviamente prima della crisi.
La finanza non crea ricchezza, fornisce casomai la possibilità di accedere ai capitali alle imprese e di gestire il rischio ai risparmiatori. Gli utili delle banche negli anni passati sono stati il frutto della combinazione di 2 fattori:
1) la crescita della leva finanziaria
2) l’aumento delle commissioni
Il lavoro “tradizionale” delle banche è stato quello di raccogliere denaro dagli investitori, prestarlo alle aziende e guadagnare sulla differenza tra gli interessi attivi e quelli passivi al netto delle perdite sui crediti e dei costi operativi.
Negli ultimi 15 anni lo sviluppo del risparmio gestito ha portato le banche a spostarsi sempre più sulla gestione del risparmio e sulle operazioni finanziare. Un processo che avrebbe potuto dare maggiore valore aggiunto al cliente ma che, per una serie di ragioni che vedremo in uno dei prossimi post, si è tradotto in maggiori commissioni e, di conseguenza in maggiori utili per le banche.
La crescita degli utili è stata collegata ad un ulteriore e importante elemento, l’aumento della leva finanziaria. Il termine “leva finanziaria” indica il fatto che si investa più di quanto si possiede. Per fare un esempio, una Banca che possiede 1.000 € e che riceve versamenti per 9.000 € dai suoi correntisti avrà 1.000 + 9.000 = 10.000 € da investire a fronte dei 1.000 di proprietà. La leva finanziaria è pari agli investimenti rapportati al patrimonio, quindi 10.000 / 1.000 = 10.
Se la banca, con leva finanziaria 10, guadagnerà lo 0,75 % sugli investimenti, gli azionisti guadagneranno l’utile sugli investimenti moltiplicato per la leva finanziaria, cioè 0,75 % * 10 = 7,50 %. Come si può aumentare l’utile per gli azionisti? Semplice, o si aumentano i guadagni sugli investimenti (cosa difficile) o si aumenta la leva finanziaria (cosa facile, però rischiosa).
Con una leva finanziaria di 80 la stessa banca che guadagna lo 0,75 % sugli investimenti farebbe guadagnare agli azionisti il 0,75 % * 80 = 60 % !!! Tutto semplice e pulito? No. La leva finanziaria amplifica i guadagni ma anche le perdite. Se la banca avesse avuto un risultato sugli investimenti pari a – 0,25 % con la leva di 80 gli azionisti avrebbero ottenuto – 0,25 % * 80 = – 20 %.
La leva finanziaria non crea ricchezza, semplicemente riduce l’impiego di capitale e consente di avere un maggiore rischio.

Al riguardo vi riporto un grafico trovato all’indirizzo
http://redingtonmedia.files.wordpress.com/2009/07/the-hidden-cost-of-leverage.pdf

In cui è misurata la leva finanziaria media delle banche dei vari paesi. All’interno dell’UE, nel momento di scoppio della crisi dei mutui subprime dell’agosto 2007, la leva finanziaria media superava 30 con picchi molto superiori su alcune banche.
L’importanza della leva finanziaria nell’aumento degli utili delle banche è notevole, passare da una leva finanziaria di 23 volte del 2001 – 2003 a una leva finanziaria di 30 volte nel 2007 consente di aumentare gli utili del 30 % …. Ma anche di aumentare del 30 % le eventuali perdite.
Per quanto riguarda il risparmio gestito i numeri sono ancora più eclatanti: leggendomi un libro ho scoperto che, solo in Italia, l’andamento del risparmio gestito negli anni ’90 ha avuto questa dinamica
(i dati sono in milioni di €)
Un aumento del 1.600 % in soli 10 anni!
Ora quali sono le prospettive?
Da una parte le banche sono costrette a ridurre la leva finanziaria per ridurre il rischio e, probabilmente, nel futuro le normative saranno più stringenti e scoraggeranno l’uso di una leva finanziaria elevata (è in preparazione un post sull’evoluzione dei depositi delle banche che mostra in modo molto chiaro come la leva finanziaria sia stata ridotta dopo la crisi finanziaria).
Dall’altra parte i risparmiatori abbandoneranno risparmio gestito e obbligazioni strutturate per prodotti a minor rischio, almeno fin quando resteranno nella memoria le perdite del 2008.
In conclusione, è ragionevole attendersi che le banche non riusciranno a mantenere i 2 elementi che hanno consentito gli utili elevati negli anni della finanza selvaggia…. E possiamo pensare che gli utili delle banche non torneranno ai livelli pre crisi per tanto, tanto, tanto tempo.
Alessandro Rossi







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