Indicatori Leader e Lagger : la ragione per cui lo zio Pino compra al massimo e vende al minimo
Leggendomi VAFFANBANKA (ve lo consiglio, un libro davvero spassoso) mi sono imbattuto nella fantomatica figura dello “zio Pino”. Spero che gli autori non se la prendano se mi rifaccio al loro personaggio che mi ha rallegrato per un’intera serata. Come fosse lo zio Pino non era specificato eppure una delle sue caratteristiche era l’invariabile
compra al massimo e vende al minimo
Nello zio Pino si sono immedesimati tanti investitori considerando che, secondo alcune ricerche
- Il 10 % degli investitori guadagna soldi in borsa
- Il 20 % degli investitori ha risultati neutri in borsa
- Il 70 % degli investitori perde soldi in borsa

È sbagliato pensare di comprare al minimo e vendere al massimo ma è ragionevole cercare di formarsi un’idea sulla tendenza del mercato.
Il mercato è fatto dalle previsioni degli investitori sullo stato futuro dell’economia (delle aziende quotate nel caso della borsa). Un vecchio detto è
i mercati anticipano di 6 mesi l’andamento dell’economia
o
buy on rumors, sell on news
(compra sulle indiscrezioni, vendi sulle notizie)
questo significa che quando una notizia è ufficiale non ha più alcuna influenza nei prezzi (la notizia è stata “scontata nei prezzi”). Le notizie sono come il pesce, dopo 3 giorni puzzano.
Ciò nonostante è abbastanza frequente sentire considerazioni secondo cui i mercati sono irrazionali perché oggi salgono mentre la disoccupazione continua ad aumentare ed i fallimenti societari sono all’ordine del giorno.
I problemi della disoccupazione e dei fallimenti sono stati la ragione del crollo delle borse da settembre 2008 a marzo 2009, l’aumento della disoccupazione era già stato scontato nel settembre 08 (quando la borsa era crollata) mentre ora un “peggioramento migliore delle attese” fa risalire i mercati.
Casomai i dubbi sulla sostenibilità dei rialzi sono legati agli elevati deficit pubblici (Francia e Germania escono dalla recessione nel II trimestre 09) che imporranno una “exit strategy” (su cui è in preparazione un post) e sul ruolo che hanno avuto i “carry trade” e l’immissione di liquidità nel rialzo dei mercati (anche qui è in preparazione un post, tempo permettendo…).
Per tornare al tema indicatori leader e indicatori lagger, esistono due categorie di indicatori:
- Gli indicatori leader: indicatori che tendono ad anticipare l’evoluzione dell’economia e che guidano il mercato (ad esempio le aspettative dei consumatori che permettono di fare previsioni sull’andamento dei consumi privati e, quindi, sui profitti delle imprese che vendono beni di consumo)
- Gli indicatori lagger: indicatori che seguono l’andamento dell’economia e che confermano lo stato in cui si trova (ad esempio il tasso di disoccupazione).
Gli indicatori leader sono quelli che hanno maggior impatto sulla direzione del mercato (rialzo o ribasso) mentre gli indicatori lagger confermano o smentiscono l’entità delle aspettative (maggiore o minore velocità del rialzo o del ribasso rispetto alle attese).
Se prestare maggiore attenzione agli indicatori leader o agli indicatori lagger è soggettivo, zio Pino preferisce sempre gli indicatori lagger come la disoccupazione che, sicuramente, lo avrà portato a iniziare a vendere le proprie azioni a marzo quando il numero delle persone che ha perso il proprio lavoro (purtroppo) è iniziato ad aumentare in modo significativo.







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