Da decenni si parla del picco della produzione di petrolio, il momento in cui l’estrazione di petrolio inizierà a calare a causa del graduale esaurimento delle riserve.

Come tutti i miti, da un’idea corretta si sono tratte conclusioni apocalittiche e molti investitori puntano sul petrolio proprio perché lo ritengono una risorsa esauribile.

0013_Picco della produzione di petrolio

Per oggi esco un attimo dalla polemica sull’estrazione di petrolio nel futuro per parlare del consumo di petrolio nel futuro.

I maggiori analisti stimano, per i prossimi anni, un forte incremento nei consumi di petrolio dovuto soprattutto alla crescita economica dei paesi emergenti, il cosiddetto BRIC (per uno sguardo sui paesi BRIC, vi ricordo il post Il BRIC non salverà il mondo). I paesi BRIC sono a livelli di sviluppo (e di consumi di petrolio) molto bassi quindi hanno ancora molto spazio per la crescita.

Un fenomeno che non è stato messo in evidenza è che, ben prima della crisi del 2008, i consumi di petrolio negli USA sono iniziati a calare dopo il massimo toccato nel 2004 – 2005.

Di sotto il grafico mostra i consumi di petrolio negli USA dal 1965 al 2008 ( fonte BP)

0013_Consumi di petrolio USA

La ragione del calo del consumo di petrolio negli USA: non certo la riduzione dell’attività economica (il 2005 e il 2006 sono stati anni di crescita dell’attività economica) ma l’aumento dell’efficienza produttiva.

Da una parte gli USA hanno spostato attività ad alto consumo di energia e basso valore aggiunto all’estero (pensiamo all’enorme aumento dell’interscambio coi paesi BRIC dove molte industrie hanno delocalizzato la produzione) e questo ha semplicemente spostato il consumo in altri paesi del mondo.

Dall’altra parte gli USA hanno messo in campo tecnologie più efficienti che hanno ridotto i consumi di petrolio.

Se dividiamo il PIL USA per il numero di barili di petrolio consumati, vediamo che il risultato è crescente e in forte accelerazione negli ultimi anni: gli USA hanno aumento in modo notevole l’efficienza nel consumo di petrolio.

Di sotto il grafico del PIL / barile di petrolio dal 1980 al 2008

0013_USA, PIL - barili di petrolio consumati

Per i prossimi anni l’aumento dei consumi nei paesi BRIC farà aumentare il consumo di petrolio mondiale ma dobbiamo stare attenti al, per ora iniziale, calo dei consumi di petrolio nei paesi OCSE (è vero che il calo dei consumi di petrolio negli USA è stato modesto ma è anche vero che gli USA consumano il 22,50 % del petrolio mondiale nel 2008 a fronte di un 2,70 % del Brasile, di un 3,30 % della Russia, di un 3,40 % dell’India e di un 9,60 % della Cina).

Per concludere, attenzione al picco della produzione di petrolio e attenzione al picco dei consumi di petrolio di cui ancora non si parla!

Guardando i principali notiziari di economia sento ormai parlare per la maggiore di inflazione nei prossimi anni (vedere il post Inflazione o deflazione). Ogni giornalista e ogni analista continua a ripetere che si sta stampando talmente tanto denaro da riempire il deposito di zio Paperone e che questo porterà ad una fiammata inflazionistica nei prossimi anni.

0011_Zio paperone

Come ormai avrete visto diffido della maggior parte degli analisti e seguo i loro suggerimenti… facendo esattamente l’opposto di quanto dicono.

Guardiamo quindi alcuni numeri.

L’inflazione dipende da un aumento della quantità di moneta in circolazione superiore rispetto all’aumento del PIL.

Attenzione: aumento della moneta in circolazione (M3) non aumento della quantità di moneta stampata (M1).

Questo significa che se le banche centrali emettono moneta (M1) ma il sistema finanziario è paralizzato e non la utilizza (M3) non si genera inflazione. È quello che è successo durante la crisi del  Giappone degli anni ’90.

Prendiamo quindi il grafico, per l’area UE, della quantità di moneta stampata e della quantità di moneta in circolazione.

Di sotto il grafico della quantità di moneta stampata totale nella zona euro (i dati sono in mln € l’ammontare totale era quindi di 4.134.918.000.000 € a marzo 2009) da gennaio 2003 a marzo 2009.

0011_Moneta stampata

E la quantità di moneta in circolazione totale nella zona euro (i dati sono in mln € l’ammontare totale era quindi di 8.995.486.000.000 € a marzo 2009) da gennaio 2003 a marzo 2009

0011_Moneta in circolazione

Come si vede, l’aumento della quantità di moneta stampata c’è stato ma si è rivelato tutto sommato nella norma.

Per quanto riguarda la quantità di moneta in circolazione, durante la crisi abbiamo assistito ad una brusca riduzione dell’aumento, soprattutto a causa della riduzione della leva finanziaria delle banche (vedere il post Gli utili delle banche torneranno ai livelli pre crisi, dice Babbo Natale) che le ha portate a ridurre i prestiti creando il cosiddetto “credit crunch” nonostante tutte le smentite del caso.

Negli USA la situazione è diversa, la quantità di moneta stampata è stata molto più alta ma l’euro e il dollaro hanno tassi di cambio variabili quindi, se ci sarà inflazione negli USA, vedremo il dollaro deprezzarsi rispetto all’euro.

Ci sono parecchie variabili monetarie (i tassi di interesse delle banche centrali), fiscali (la spesa dei governi) ed economiche (la velocità e la forza della ripresa) che influiranno sull’inflazione e che rendono difficile prevedere come evolverà l’inflazione futura.

Per ora, non si vede inflazione nei prossimi anni anche se occorre restare molto molto attenti.

Alessandro Rossi

Orami si “festeggia” il primo anniversario dal fallimento di Lehman Brothers, uno degli eventi più significativi della crisi finanziaria del 2008.

Dopo un anno la finanza mondiale sembra aver scampato il rischio di un collasso sistemico ma le aspettative sulla ripresa non sono rosee, né per quanto riguarda la velocità della ripresa né per quanto riguarda i rischi di un ritorno della recessione (ne ho parlato in un post da poco pubblicato Francia e Germania escono dalla recessione nel II trimestre 09)

Di fronte ad un mondo in crisi restano 4 paesi che ancora hanno tassi di sviluppo positivi e relativamente elevati: il BRIC.

0011_BRIC, bandiere

Dopo una breve ricerca ho visto che il termine BRIC è nato nel 2001 quando in un rapporto della banca di affari Goldman Sachs sono stati accomunati 4 paesi (Brasile, Russia, India e Cina) caratterizzati da popolazione elevata, abbondanti risorse naturali e forti tassi di crescita. Lo stesso rapporto prevedeva che nel 2050 queste 4 economie avrebbero raggiunto, grazie alla forte crescita, dimensioni comparabili alle economie occidentali.

0011_BRIC, mappa

Alla base delle aspettative sui BRIC è situata la “teoria della convergenza”. Secondo la teoria della convergenza, un paese sottosviluppato che si dota di tecnologie e istituzioni di un paese avanzato tende ad avere una crescita maggiore del paese sviluppato fino a raggiungere lo stesso livello di ricchezza. È quello che è successo tra il 1870 e il 1980 in Giappone, un paese povero che ha avuto una crescita spettacolare sino a portarlo tra i paesi maggiormente sviluppati del mondo.

Ora si pone un interrogativo: saranno i paesi emergenti a guidare la ripresa?

Sono scettico su un possibile ruolo di “locomotiva” dell’economia mondiale da parte dei paesi emergenti e questo per una serie di ragioni:

  • Dimensioni: le economie dei paesi BRIC hanno sperimentato una forte crescita ma sono ancora di dimensioni ridotte se paragonate con i paesi occidentali. Il grafico sotto paragona il PIL 2007 dei principali paesi sviluppati con quello di Cina, Russia, Brasile e India0011_BRIC, redditi

E’ lampante la differenza che ancora separa le economie BRIC (Cina, Brasile, Russia e India) dalle economie sviluppate (USA, UE, Giappone, UK e      Canada).

  • Omogeneità: il BRIC è un concetto giornalistico ma nella realtà comprende paesi molto diversi tra di loro.

Il Brasile è un paese ricco di materie prime agricole che sta assistendo ad uno sviluppo interno basato sul settore manifatturiero e sul proprio mercato interno.

La Russia è un paese ricco di materie prime (petrolio e metalli) con gravi problemi di corruzione nella pubblica amministrazione che trae la propria ricchezza principalmente dalla massiccia esportazione di greggio.

L’India è un paese con un basso reddito pro – capite che sta crescendo a ritmi medio – alti grazie al mercato interno, alla delocalizzazione di servizi e all’elevato numero di laureati in materie tecnico scientifiche.

La Cina è un paese a medio – basso reddito pro – capite che ha conosciuto uno spettacolare sviluppo trainato dall’export di prodotti manifatturieri ad alto contenuto di manodopera e dai forti investimenti (il tasso di risparmio della Cina è tra i più alti al mondo)

  • Commercio internazionale: gli USA negli anni ’90 hanno avuto forti deficit commerciali consentendo al resto del mondo (soprattutto ai paesi emergenti) un enorme mercato su cui esportare prodotti. La crisi del 2008 ridurrà il deficit commerciale USA dato l’aumento del risparmio a scapito dei consumi

Per quanto riguarda gli investimenti azionari nei paesi BRIC scriverò un post prossimamente visto che ci sono diversi elementi poco conosciuti. Per quanto riguarda l’aspetto economico, penso molto difficile vedere uno scenario “scollegato” in cui si assista ad una crisi economica nei paesi sviluppati ed un elevato livello di crescita nei paesi emergenti.

La crescita dei paesi emergenti sarà probabilmente superiore per molto tempo a quella dei paesi sviluppati (anche se i ritmi potrebbero rallentare per quanto riguarda la Cina) ma l’andamento economico sarà collegato: crescita per i paesi sviluppati e per i paesi BRIC o crisi per i paesi sviluppati e crescita rallentata per i paesi BRIC.

Alessandro Rossi