Stamattina al bar ho avuto l’illuminazione. Detto così sembra un po’ esagerato però mi sono sentito come Newton quando ha visto cadere la mela.

Due uomini discutevano tra di loro

- “mi hanno detto che i BOT a un anno oggi rendono lo 0,70 % lordo mentre un anno fa prendevo oltre il 4,00 % !”

- “si, è indecente, sono andato in banca e mi hanno proposto XXXXXXX che rende il 2,00 %”

- “Devo trovare una soluzione, oggi non guadagno nulla”

A quel punto ho capito che dovevo tornare in ufficio e scrivere subito questo post.

Una premessa, in ogni impegno occorre darsi un obbiettivo per poter indirizzare gli sforzi verso un risultato chiaro.

Personalmente credo che l’unico obbiettivo che si deve dare un investitore sia quello di difendersi dall’inflazione. I motivi per cui occorre battere l’inflazione sono 2:

  • Salvaguardia del patrimonio: chi ottiene un rendimento superiore all’inflazione (o almeno un rendimento pari all’inflazione) difende il potere d’acquisto del proprio patrimonio. In altri termini, chi supera l’inflazione ha la possibilità di acquistare col proprio patrimonio più di quanto potesse acquistare prima.
  • Condizioni di mercato: è impensabile ottenere gli stessi rendimenti sul proprio capitale quando l’inflazione è alta e quando l’inflazione è nulla o negativa. A metà 2008, il tasso di inflazione nella UE ha toccato il 4 % ed i tassi sui BOT sono arrivati al 4,50 %, A fine 2009 l’inflazione è arrivata a – 0,30 ed i tassi sui BOT sono crollati allo 0,70 %. Più alta è l’inflazione, maggiori sono i rendimenti ma maggiore è la perdita di valore del patrimonio legata all’inflazione.

0015_Caro Vita

Di sotto il grafico mostra l’evoluzione dell’inflazione negli ultimi 10 anni nell’UE

0015_Inflazione

Ed il grafico sotto mostra l’evoluzione del valore di un portafoglio che sia riuscito a difendersi dall’inflazione negli ultimi 10 anni (per semplicità in questo caso ho preso l’inflazione italiana anziché quella UE, so che non è corretto ma la differenza è minima).

0015_Battere l'inflazione

Ho letto qualche tempo fa una statistica e ho scoperto che

  • Negli ultimi 10 anni l’80 % degli investitori italiani ha ottenuto rendimenti inferiore all’inflazione sui propri investimenti e sono riusciti a difendersi dall’inflazione.
  • Negli ultimi 10 anni il 16 % degli investitori italiani ha ottenuto rendimenti in linea con l’inflazione e è riuscito a difendersi dall’inflazione
  • Negli ultimi 10 anni il 4 % degli investitori italiani ha ottenuto rendimenti superiori all’inflazione ed è riuscito a più che difendersi dall’inflazione.

Ecco perché il discorso dei due uomini del bar mi sembra sbagliato. Il 4,50 % con l’inflazione al 4,00 % nel 2008 significa ottenere un rendimento di (4,50 % – 4,00 %) = inflazione + 0,50 %; ottenere un rendimento dello 0,70 % nel 2009 con l’inflazione a – 0,30 % significa un rendimento di (0,70 % – (- 0,30 %)) = inflazione + 1,00 %.

Paradossalmente è meglio avere un rendimento dello 0,70 % nel 2009 (pari a inflazione + 1,00 %) che un rendimento del 4,50 % nel 2008 (pari a inflazione + 0,50 %). A meno che un investitore non si diverta a collezionare banconote svalutate dall’inflazione per hobby.

La mia impressione è che la maggioranza degli investitori non desideri fare il “superman” della finanza ma abbia come obbiettivo la difesa e la crescita del proprio patrimonio.

A questo punto la conclusione è che un investitore ragionevole deve porsi come obbiettivo per i propri investimenti

INFLAZIONE + PREMIO DI RENDIMENTO

A questo punto sorgono 2 domande:

1)      Quanto è il premio che si può ottenere sull’inflazione? Questo tema sarà l’argomento di alcuni dei prossimi post. Considerando le spese (commissioni) e il livello di rischio che l’investitore è disposto a sopportare, direi che si può pensare di ottenere un rendimento annuo superiore dello 0,50 % – 2,50 % all’inflazione in un periodo di 10 anni.

2)      A quanto ammonta l’inflazione? I dati sull’evoluzione dell’inflazione si possono trovare sul sito della BCE

Infine, sto ultimando l’elaborazione dei dati per costruire un esempio di portafoglio (ottenuti tramite delle semplici asset allocation) per confrontarne i rendimenti con l’inflazione. L’obbiettivo del portafoglio è quello di ottenere un rendimento medio – basso (Inflazione + 1,50 % lordo all’anno) con un livello di rischio basso.

Per ragioni legali e per l’impossibilità di dare una risposta personalizzata sul blog, sono costretto ad indicare dei benchmark.

L’utilità del portafoglio è comunque non di poco conto se si considera che, sulla rete, non mi è ancora capitato di trovare un portafoglio modello per difendere un patrimonio dall’inflazione nel medio termine.

Buongiorno a tutti, dopo un periodo un po’ intenso sul fronte lavorativo torno (finalmente) a scrivere sul  blog.

Visto l’interesse e l’attualità dell’oro ho pensato di aggiornare il post già scritto il 09/09/09 (per chi fosse interessato La corsa all’oro: una nuova bolla?).

In questo post pensavo di focalizzarmi su un attore di mercato che opera sull’oro ma non sulle altre commodity: le Banche Centrali.

A differenza delle altre commodity, l’oro è stato utilizzato come moneta e le banche centrali detengono forti riserve di oro. Tra il 1944 e il 1972 addirittura l’oro non aveva mercato dato che era convertibile ad un tasso fisso in dollari e che tutte le altre valute erano agganciate al dollaro… in pratica l’oro era la base del sistema monetario.

0014_Deposito

Di sotto vi riporto due tabelle costruita sui dati presi da Wikipedia:

  • La prima tabella mostra l’ammontare delle riserve di oro detenute dalle Banche Centrali dei paesi sviluppati (tranne il Giappone) e la percentuale dell’oro sulle riserve totali delle Banche Centrali (compreso anche le valute)

0014_Riserve di oro I

  • La seconda tabella mostra l’ammontare delle riserve di oro detenute dalle Banche Centrali dei paesi emergenti e del Giappone e la percentuale dell’oro sulle riserve totali delle Banche Centrali (compreso anche le valute estere)

0014_Riserve di oro II

I dati sono lampanti:

  • I paesi sviluppati hanno alte percentuali (solitamente tra il 60 e l’80 %) delle riserve di oro sul totale delle riserve delle Banche Centrali.
  • I paesi emergenti e il Giappone, che negli ultimi anni hanno accumulato forti riserve valutarie esportando nei paesi sviluppati manufatti, hanno basse percentuali (sotto il 5 %) delle riserve di oro sul totale delle riserve delle Banche Centrali

Cina e Giappone, i primi 2 paesi mondiali per ammontare di riserve, hanno delle riserve di oro relativamente basse sul totale.

Se il dollaro si dovesse svalutare, i paesi come la Cina e il Giappone si troverebbero a subire forti svalutazioni sulle proprie riserve… ecco perché vediamo una forte domanda di oro da parte delle Banche Centrali.

Non più di 2 giorni fa (il 02/11/09) la Banca Centrale dell’India ha acquistato 200 ton di oro dal FMI. Non si tratta di speculazione ma di un ribilanciamento delle riserve aumentando la quota di oro rispetto alle valute estere.

Qualche mese fa la Banca Centrale della Cina ha dichiarato di aver acquistato 400 ton di oro mentre molte altre Banche Centrali dei paesi sviluppati hanno deciso di sospendere o rallentare le vendite di oro.

Come si comporteranno in futuro le Banche Centrali? La risposta è (come sempre) dipende.

Se gli USA avranno inflazione moderata e non si verificheranno timori sulla stabilità del dollaro, mi aspetto che le Banche Centrali dei paesi emergenti resteranno “tranquille” e rallenteranno il ritmo di acquisti di oro degli ultimi mesi. In questo scenario la bolla dell’oro scoppierebbe e potrebbero esserci spazi per un brusco ribasso del prezzo dell’oro, come successo negli anni ’80.

Se il dollaro perderà il suo ruolo di valuta di riserva potremmo assistere ad ulteriori acquisti di oro da parte delle Banche Centrali per aumentare le proprie riserve di oro. In questo potrebbero esserci ulteriori spazi per un rialzo del prezzo dell’oro.

Come sempre attenzione, a maggior ragione quando il mercato è influenzato dalle decisioni di politica monetaria delle Banche Centrali.